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mercoledì 26 aprile 2017

VINTAGE COLLECTION NOIR DI CA' DEL BOSCO





Ho atteso quasi tre anni per gustarmi il millesimo 2004 Riserva Vintage Collection Dosage Zéro Noir, Franciacorta, Ca' del Bosco. Avrei potuto aspettare ancora data la ricchezza del prodotto (vedere post del 3 novembre 2014). Sorprendente per freschezza, complessità, note di boiserie e grande struttura. Bella vinosità, bollicine ricche, splendido color oro carico. Un Pinot Noir che paga Maurizio Zanella e il suo staff in questa uscita (avvenuta nel 2014) nelle tre versioni: 2001, 2004 e 2005 rispettivamente dopo 12, 9 e 8 anni di affinamento sui lieviti. Dosage zéro sublime davvero, bell'exploit per la casa di Erbusco. Peccato sia finito, resta l'ultimo test: annata 2005.





THINGS WE LOVE: FILETTO DI CASTRATO


mercoledì 22 febbraio 2017

IL PICCIONE INCONTRA LA CUVETTE VILLA







Alla ricerca del piatto giusto da abbinare alle bollicine dell'azienda Villa di Monticelli Brusati.  Un modo efficace per trovare sul campo sapori, gusto ed emozioni in grado di valorizzare Millesimi o Riserve. Pronti a esaltare l'incontro di abbinamenti, ma anche limare tutte le asperità che il cammino può rivelare a tavola. Così è nato nell'ormai lontano 2002 Sparkling Menu, vetrina  che l'azienda di Franciacorta  utilizza percorrendo chilometri per far conoscere i propri vini. Ogni stagione con piccole novità come l'ultima ricerca di chef donna in ristoranti di primo piano sparsi per l'Italia. Nel suo ristorante Gardenia, a Caluso, in provincia di Torino, la chef Mariangela Susigan ha scelto il piccione da abbinare alla Cuvette Brut annata 2008 di casa Villa. Un azzardo, ma sino a un certo punto. Il piatto è tra i più difficili da realizzare soprattutto per la cottura. La padrona di casa lo ha presentato con "pera, pastinaca, whisky Laphoraig". Un gioco di sottili contrasti, delicati, come la crema pastinaca, la sfumatura del Laphoraig che hanno esaltato la morbidezza del piccione. Le bollicine hanno armonizzato con una vena di dolcezza finale un boccone tutto sommato delicato senza particolari incongruenze. Questo era l'abbinamento. Probabilmente con una sapidità più marcata, quella del Brut annata 2012, si poteva trovare maggiori contrasti. La gara del resto deve rispettare le scelte. La Susigan nel suo ristorante, una adorabile casa dell'Ottocento, siamo a due passi dai luoghi cari al poeta Guido Gozzano,  ha ribadito la sua mano sensibile sull'impiego di ottimi materiali senza rinunciare alla sorpresa, come per la battuta di carne Fassone abbinata all'ostrica Gillardeau. Un bell'incontro di sapori, come per i calamari alla piastra in salsa d'alici e carciofi. Una tappa di sostanza si potrebbe enfatizzare.










DOVE COME QUANDO

Ristorante Gardenia
Corso Torino, 9
Caluso (Torino)
Tel. 011 983 22 49
Prezzo medio: euro 55
Giorno di chiusura: martedì



giovedì 26 gennaio 2017

THINGS WE LOVE





ALCOOL E BEVANDE: QUANTO SERVE L'ETICHETTA



di Angelo Gaja
Appunti di viaggio: Cile, gennaio 2017


La COCA COLA venduta in Cile porta nella confezione un ottagono nero  (non ha il valore di una medaglia) con la scritta





in sostituzione o congiuntamente alla tabella dei valori nutrizionali. Si tratta di un provvedimento recente, fortemente sostenuto dal Senador Guido Girardi e introdotto dal Governo Cileno, con il quale viene posto l’obbligo di contrassegnare i prodotti dai valori energetici elevati con le scritte:




  


L’avvertimento è più visibile e più efficace di quanto generalmente riportato nella tabella dei valori nutrizionali e vuole avere una duplice funzione: dissuadere il consumatore dagli abusi, contrastando così l’obesità e le malattie a essa collegate; indurre le multinazionali ad abbassare il livello dei valori energetici.
Il vino reca in etichetta il contenuto di alcool, che è il componente dal valore energetico significativo. E’ da escludere che anche al vino venga applicato identico trattamento. Perché l’alcool del vino si produce con  processo che più naturale non si può (avviene così da 9000 anni, sempre allo stesso modo), a carico  dei lieviti che lo ricavano per trasformazione dello zucchero contenuto nel mosto d’uva. Non è alcool aggiunto di proposito, come avviene invece per le bibite idroalcoliche colorate e aromatizzate, oppure accresciuto in volume attraverso la distillazione come avviene per gli spiriti. L’alcool, lo zucchero, i grassi, il sale … vengono aggiunti a prodotti che si pongono l’obiettivo di raccogliere elevato gradimento e che spesso godono anche di campagne pubblicitarie attraverso le quali costruire/orientare il gusto del consumatore. L’esempio del Cile è per ora un campanello d’allarme marginale; nasce però da una sensibilità nuova e diffusa, di esigenza di maggiore salubrità alimentare, che le multinazionali delle bevande e del cibo non potranno  ignorare.




mercoledì 18 gennaio 2017

PRESTIGIO FERRARI CON IL 1995 DEL FONDATORE





Scomodare l'eccezionalità è probabilmente così semplice che si rischia l'ovvietà. Certo è che l'annata 1995 messa in magnum della Riserva del Fondatore di Ferrari non ha l'aggettivo esatto per rendere quanto queste bollicine trentine e italiane rappresentino l'optimum. Una prova stilistica della casa di Ravina forse insuperabile. Ecco questo mi sento di dire di questo campione. Il prestigio forse gioca un ruolo significativo per spiegare quanto si può ottenere e produrre con una qualità unica da una vigna come quella storica di Maso Pianizza. Non soltanto da questa annata naturalmente, ma da una lunga sequenza che dura da tempo. In questo caso tuttavia si è raggiunta una punta di eccellenza senza confronti. I fratelli Lunelli chiamandola Collezione l'hanno messa giustamente in un novero di prodotti da sogno per chi ama la buona tavola.  Lo chardonnay maturato sui lieviti sedici anni ha avuto una evoluzione difficilmente riscontrabile in Italia nel panorama di chi produce bollicine. Un caso? Perchè no se il caso riconduce a una annata considerata difficile e tuttavia governata magnificamente dai padroni di casa. Lasciata immobile per anni in cantina la Riserva del Fondatore 1995 si è presentata con una incredibile freschezza e un perlage sorprendente come si evince dalle immagini scattate immediatamente dopo l'apertura. Poi i tratti della grande cuvée, quasi scontati nella loro grandezza: la complessità, l'eleganza, la finezza e i toni dell'albicocca e del fico maturi, la crema pasticcera, una tostatura appena accennata come una leggera e intensa speziatura. Si potrebbe continuare perchè l'evoluzione nel bicchiere ha rivelato altre allettanti caratteristiche. Dunque un pezzo unico, un passo storico nel cammino dell'azienda produttrice. Bollicine di prestigio che restano a memoria nell'incallito gourmet.







CHARDONNAY DOCG PER QUINQUE DI UBERTI



Sicura e vincente performance della famiglia Uberti di Erbusco con il magnum Quinque. Un Franciacorta Extra Brut che unisce cinque vendemmie di solo Chardonnay degli anni che vanno dal 2002 al 2006. Annate selezionate con tutte le diversità stagionali del caso nelle vigne sistemate nei comuni di Erbusco, Adro e Cazzago San Martino. E' probabilmente una delle bottiglie meno conosciute dell'intero comparto vitivinicolo lombardo, non per questo meno apprezzate. Il formato scelto, soltanto Magnum, e un prezzo importante (circa 140 euro),  consente una straordinaria resa gustativa nel bicchiere. Una lunga permanenza sui lieviti da 60 a 72 mesi più un affinamento di altri sei mesi in bottiglia forgia bollicine eleganti e sapide con sentori di crosta di pane, cacao bianco, frutti a polpa gialla e profumi di mimosa. Non esaltante il perlage, una mancanza relativa che tuttavia rende più vinoso Quinque di fronte a piatti di pesce. Ottima prova per questo team molto al femminile, Eleonora e Agostino Uberti con le figlie Silvia e Francesca, operativi sul territorio di Erbusco nella cantina storica della famiglia sin dal 1793.





martedì 29 novembre 2016

GRAVNER, LE AFORE E L'ULTIMO PINOT GRIGIO





Tributo a uno dei più grandi produttori di vino: Josko Gravner. L'uomo che ha fatto conoscere l'impiego in cantina delle anfore georgiane interrate per la fermentazione delle uve. Il suo Pinot Grigio Riserva 2006, prodotto in 1500 bottiglie edizione limitata, 110 euro,  è l'addio di un bianco che ha segnato il percorso di questo originale vignaiolo. Consistenze gustative, eleganza, colore unici per un vino che rende nel bicchiere quanto si può sognare. Un campione raro che uscirà ancora nelle annate 07, 09 e 2011 in quanto ultime vendemmie di un vigneto che non c'è più. Il produttore goriziano di Oslavia con il finire dell'anno 2011 ha espiantato il vigneto Njiva protagonista assoluto di una avventura difficilmente cancellabile dalla memoria di gourmet, degustatori e appassionati. Non è vero che le cose belle finiscono perchè Gravner continuerà con nuovi progetti, l'ultimo è la scelta di coltivare soltanto uve Ribolla e Pignolo. La sua cantina, ritratta nelle immagini dei fotoreporter Massimo Mocilnik, Alvise Barsanti e lo storico Maurizio Frullani (suo lo scatto in bianco e nero che ritrae Josko tra le anfore), continuerà a sorprendere. Come per il Pinot Grigio, lunga macerazione, lieviti indigeni e senza controllo della temperatura, 5 mesi nelle anfore, 6 anni di affinamento in botti di rovere più ulteriori 3, Josko saprà sorprendere ancora i suoi appassionati.











martedì 25 ottobre 2016

BARTOLO MASCARELLO 1999: BASTA LA PAROLA







Assoluto piacere degustare questo Barolo di Bartolo Mascarello annata 1999. Un Barolo perfetto, stilisticamente inappuntabile. Se la perfezione è empirica in questo caso l'eccezione conferma la regola. Dal colore alla sostanza nel bicchiere non servono troppe parole per raccontare un vino complesso, elegante, fine, netto come poche cantine piemontesi sanno produrre. Questo è il caso. In uno dei comuni per antonomasia eccellenti e da vigneti altrettanto autorevoli, Cannubi, Rué, Rocche, San Lorenzo questo Barolo, che sulle spalle porta diciassette anni, sprigiona sensazioni uniche. Sensazioni di balsamico, cacao, liquerizia e una dolcezza rara aggiungono all'armonia un valore difficilmente ripetibile con prospettive, per l'annata in questione, ancora in essere per ulteriori sorprese future.






DOVE COME QUANDO

Cantina Mascarello Bartolo
Via Roma, 15
Barolo (Cuneo)
Tel. 0173 56125
www.barolodibartolo.com
Anno di fondazione: 1918



mercoledì 19 ottobre 2016

PROMIS E PERCRISTINA, SFIDA ALL'ULTIMO SORSO





Premetto che se tutte le sfide avessero contendenti così ci sarebbero soltanto vincitori. Il Promis creato da Angelo Gaja nella tenuta Ca' Marcanda a ridosso di Bolgheri in Toscana e il Percristina di Domenico Clerico a Monforte d'Alba, sono il frutto di due grandi produttori, diversi, ma con una passione unica per il loro lavoro. E nel bicchiere si sente. Da una parte Merlot, Syrah e una piccola parte di Sangiovese, dall'altra Nebbiolo. Il primo: fresco, elegante, armonico, la bottiglia degustata ha denunciato quattordici anni di età senza una sbavatura. Accompagnato a due piatti semplici, ma di gran gusto realizzati dalla passione per la cucina di Piergiorgio Scrimaglio: la zuppetta di fagioli dall'occhio, varietà piemontese ricca di vitamine, ferro, magnesio e il cotechino con purea preparata al momento con latte di mungitura. Così si è comportato anche il dodicenne Barolo, di Domenico Clerico, dedicato alla figlia, complesso, intenso, maturato per 24 mesi in piccole botti,  ha messo in luce sentori di pepe verde, vaniglia, speziatura e denunciato la capacità di migliorarsi ulteriormente nel tempo se non si fosse stappato.  









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